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Riforma del catasto, le ultime notizie dopo l’approvazione della delega fiscale

Il parere del presidente di Confedilizia, Giorgio Spaziani Testa

Il disegno di legge delega per la revisione del sistema fiscale è stato approvato dalla Camera con 322 voti favorevoli, 43 contrari e 5 astenuti. Il testo ora passa all’esame del Senato. Ma sul fronte della riforma del catasto quali cono le ultime notizieidealista/news lo ha domandato al presidente di Confedilizia, Giorgio Spaziani Testa, che più volte è intervenuto sul tema.

Si ricorda innanzitutto che il disegno di legge delega per la revisione del sistema fiscale è composto da 10 articoli, uno dei quali fa riferimento proprio alla riforma del catasto. Il testo ha ottenuto il via libera della Camera e ora passa al Senato. Attenzione però, entro 18 mesi dall’entrata in vigore della legge, il Governo dovrà adottare uno o più decreti legislativi, senza i quali il tutto rischia di rimanere sulla carta.

Quando entrerà in vigore la riforma del catasto?

La riforma del catasto, secondo quanto previsto, entrerà in vigore dal 1° gennaio 2026. A prevederla è l’articolo 6 del disegno di legge di delega per la revisione del sistema fiscale.

Cosa prevede la riforma del catasto?

Nello specifico, “l’articolo 6 reca la delega al Governo per l’adozione di norme finalizzate a modificare il sistema di rilevazione catastale degli immobili, prevedendo nuovi strumenti da porre a disposizione dei comuni e all’Agenzia delle Entrate, atti a facilitare l’individuazione e il corretto classamento degli immobili. La norma indica altresì i principi e i criteri direttivi che dovranno essere utilizzati per l’integrazione delle informazioni presenti nel catasto dei fabbricati (da rendere disponibile a decorrere dal 1° gennaio 2026). Tali informazioni non dovranno essere utilizzate per la determinazione della base imponibile dei tributi derivanti dalle risultanze catastali né, conseguentemente, a seguito di una modifica introdotta in sede referente, per la determinazione di agevolazioni e benefici sociali”.

Ma non solo, “in particolare ai fini dell’integrazione dei dati, secondo le modifiche introdotte in sede referente, si dovrà prevedere che venga indicata per ciascuna unità immobiliare, oltre alla rendita catastale risultante a normativa vigente, anche un’ulteriore rendita, suscettibile di periodico aggiornamento, determinata – secondo quanto previsto nel corso dell’esame in sede referente – utilizzando i criteri già previsti in materia di tariffe d’estimo delle unità immobiliari urbane (mentre vengono espunti dal testo i precedenti riferimenti all’attribuzione del valore patrimoniale). Tale rendita, ove risultasse necessario, – sempre secondo quanto precisato nel corso dell’esame in sede referente – viene determinata anche tenendo conto dell’articolazione del territorio comunale, della rideterminazione delle destinazioni d’uso catastali, dell’adozione di unità di consistenza per gli immobili di tipo ordinario. Misure di tutela sono previste per le unità immobiliari riconosciute di interesse storico o artistico mentre è stata indicata la destinazione alla riduzione del carico fiscale di una quota parte dell’eventuale maggiore gettito derivante dalle attività di nuova rilevazione catastale con riferimento ai territori in cui tali immobili siano stati rilevati. Si è infine delegato il Governo a prevedere procedimenti amministrativi semplificati e modalità di collaborazione tra i Comuni e l’Agenzia delle Entrate, affidando a quest’ultima anche i compiti di indirizzo e coordinamento”.

Riforma del catasto, cosa cambia e quali sono i timori

idealista/news il presidente di Confedilizia, Giorgio Spaziani Testa, ha commentato le ultime novità sulla tanto discussa riforma del catasto.

Il disegno di legge delega per la revisione del sistema fiscale è stato approvato dalla Camera e ora passa all’esame del Senato. Cosa pensa della riformulazione dell’articolo 6 relativo alla riforma del catasto?

“La nuova impostazione della revisione catastale, opportunamente, non dispone più l’attribuzione alle unità immobiliari di un valore patrimoniale, ma prevede il criterio reddituale, pur in parte impropriamente derivando il reddito dal valore e con il pericoloso inserimento di una non meglio precisata ‘consultazione’ della banca dati Omi (l’Osservatorio sul mercato immobiliare dell’Agenzia delle Entrate): una banca dati che contiene, secondo quanto dichiarato dalla stessa Agenzia, ‘indicazioni di valore di larga massima’ su compravendite e locazioni, che non si comprende che cosa abbiano a che vedere col catasto.

L’ideale sarebbe stato il mantenimento del solo comma 1 dell’articolo 6, quello che riguarda le regolarizzazioni catastali, ma Palazzo Chigi ha preteso che la delega comprendesse anche la revisione, insistendo nella forzatura compiuta già all’atto della presentazione del disegno di legge, il cui contenuto è in contrasto con la volontà espressa dal Parlamento nel giugno del 2021 proprio per via dell’inclusione della parte sul catasto”.

Quali sono i rischi che temete si possano correre e perché?

“I rischi sono insiti nel fatto stesso che una riforma fiscale (anche se definirla tale è probabilmente eccessivo, visti i suoi modesti contenuti) venga approvata. Siamo a fine legislatura, con una maggioranza che va dalla Lega a Leu, e si tratta di una legge delega. Questi tre elementi, messi insieme, formano un mix micidiale.

In caso di legge delega, le disposizioni direttamente incidenti su cittadini e imprese si hanno con i decreti delegati, che sono di fatto privi di controllo parlamentare. Se a predisporli è un Governo con una maggioranza così anomala, un Governo che aveva accompagnato il disegno di legge originario con una relazione nella quale spiegava che l’articolo sul catasto era coerente con le raccomandazioni della Ue che chiedono di aumentare le tasse sugli immobili, non vedere rischi è nascondersi la realtà, pur in presenza di un testo migliore di quello originario”.

Quali altri passaggi saranno ora importanti?

“Ora c’è il Senato. In una situazione normale, il bicameralismo perfetto previsto dalla Costituzione sarebbe rispettato almeno per una riforma fiscale e, di conseguenza, il testo approvato dalla Camera sarebbe analizzato ed emendato da Palazzo Madama, prima in Commissione e poi in Aula. Sarà così? I segnali che arrivano sono di diversa natura, ma se davvero il Senato si limitasse a ratificare il lavoro fatto dalla Camera, non sarebbe una bella pagina per la nostra politica.

Dopodiché, il Governo dovrebbe varare i decreti delegati e sottoporli, per i pareri, alle competenti Commissioni parlamentari. Lo farà? Non so e, per i motivi appena detti, non lo auspico”.

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